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 Lunedì pomeriggio ricevo una telefonata dall’accento americano, e martedì mi ritrovo, armato di chitarre, in quel di Lucca, dove mi avrebbe atteso un incontro con David Crosby. Scopo: voleva provare la mia ultimachitarra acustica Concerto.

Un’esperienza davvero fortissima, elettrizzante, a tratti surreale: trovarsi di fronte ad un musicista del genere, vederlo imbracciare una tua chitarra, sentirlo cantare uno dei suoi pezzi più famosi, ha più a che fare con il mondo onirico che con quello reale. Invece tutto vero. Difficile non emozionarsi. Impossibile. Un musicista del suo talento, con la sua storia, che a 73 anni ha ancora la grinta e la potenza di un ventenne (ispirato).

Lo aspetto dentro il Teatro, dove alla sera avrebbe avuto il suo live acustico. Prima incontro Crook Stewart, il suo tour manager (che potrebbe essere suo parente, vista la chioma e i baffi d’ordinanza), scambiamo due chiacchiere, e gli mostro alcuni strumenti. Poi mi acquieto in un camerino, in attesa di Croz.


Arriva prima la sua voce della sua figura, vocalizzi potenti giungono dal corridoio, inconfondibile e chiarissima.
 

Ed eccolo, in carne, ossa e baffi. Una breve presentazione, una stretta di mano, ed un secco: “I wanna try your guitar. Marcus (Eaton, ndr)  told me it has a great sound”.

E se ne va.

Ancora sbalordito, ho giusto il tempo di riprendermi, capire dove sono, e dopo alcuni minuti, ecco che ritorna. Un’occhiata severa e decisa, poi: “Let me try the guitar”.

Apro la custodia e gli porgo lo strumento. Un primo sguardo, la soppesa, e sentenzia: “Nice wood. I like it.” Uno sguardo alla rosetta “Abalone and mother of pearl”, lo accompagno.  

E via subito le prime note, irregolari, quindi la ricerca della prima sedia a portata di braccio, per iniziare a suonarla davvero. Cambio di accordatura, e si comincia. Le dita scorrono sulla tastiera. Precise, sicure, ed il suono che ne esce è inconfondibile. La mano destra segna il passo e la voce armonizza con la chitarra. Poi un cambio di ritmo, e via con un altro riff.

E un altro. Ed un altro ancora. La voce segue le note e crea atmosfere che ben conosco, che mi riportano a vinili gloriosi a datati. Ed io davanti a lui, che lo seguo attentamente, con lo sguardo e le orecchie, attento a non perdere un attimo di quel tempo prezioso..

Poi la sentenza: “Excellent. Nice harmonics. I really like this wood, very like the colour. How did you get that?” “Beautiful wood. Nice, really nice guitar. What kind of spruce is this?”
E così iniziamo a parlare dei legni, della ricerca, della passione che mi guida nella costruzione degli strumenti.
 

E poi, improvviso, un regalo: “I’ll start the gig with this one, tonite”.

E iniziano le note della bellissima “Everybody’s been burned”, con il suo incedere irregolare, ricamato dalla sua voce, calda e potente, che non ha perso lo smalto, nonostante il mal di gola degli ultimi giorni.

Gli ultimi armonici svaniscono, e come da un sogno, il risveglio. “Right. I have to go to work. May I see you later? I want to play it again after the show”.

E la musica continua.

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